COVID E CARCERE: LA COMPATIBILITÀ DEVE ESSERE VERIFICATA IN CONCRETO

#2021_UN_ANNO_DI_SENTENZE

di seguito uno stralcio della pronuncia

(a cura di Ilaria Romano)

(Cass. Pen., Sez. II, 24 febbraio 2021, n. 7178)


“1. (…) [L]a Corte di Appello di (…) aveva sostituito - con quella degli arresti domiciliari - la misura della custodia cautelare in carcere che era stata applicata a (…) perché gravemente indiziato dei reati di partecipazione ad associazione di stampo mafioso e di estorsione aggravata ai sensi dell'art. 416 bis c.p., comma 1.

Dagli atti risulta che: (…) in data 21.3.2020 la Casa Circondariale di (…) aveva trasmesso una relazione circa le condizioni di salute del F., affetto da cardiopatia dilatativa, ipertensione arteriosa, BPCO in tabagismo, patologie ritenute ad alto rischio di mortalità in caso di infezione da COVID non trattabile in ambito penitenziario; (…) il 30.3.2020 la Casa Circondariale aveva risposto di non essere in grado di assicurare un isolamento assoluto o misure "miracolistiche" suggerendo per il (…) il ricorso alla detenzione domiciliare; il PG (…) rileva[va] come non fossero state prospettate situazioni riconducibili alle ipotesi contemplate dall'art. 299 c.p.p., comma 4 ter, (ovvero (…) AIDS conclamato o malattia incompatibile con lo stato detentivo per cui non sia possibile ricorrere a cure adeguate in carcere - che, ove segnalate dal carcere o comunque conosciute dal giudice, consentono la adozione di un provvedimento di ufficio).

Ciò non di meno, come accennato, (…) la Corte di Appello aveva disposto (…) la sostituzione della misura carceraria con quella degli AA.DD..

2. Con l'atto di appello il Pm aveva dedotto che la Corte aveva provveduto d'ufficio al di fuori delle tassative ipotesi di cui all'art. 299 c.p.p., comma 3 (…).

3. Il Tribunale, decidendo sul gravame del PM, ha in primo luogo rilevato che la Corte di Appello aveva provveduto di ufficio (…) al di fuori delle condizioni e dei casi stabiliti dall'art. 299 c.p.p., comma 4 ter, ritenendo che la nota della Casa Circondariale del 21.3.2020 non segnalasse condizioni riconducibili all’art. 275 c.p.p., comma 4 bis, ma condizioni di salute che venivano ritenute tali da esporre il detenuto a rischi più elevati rispetto ad altri in caso di malaugurata infezione da COVID. (…)

4.1 (…) [L]a difesa lamenta il fatto che il Tribunale ha giudicato astratti i pericoli legati allo stato di salute del ricorrente e trascurato il fatto che le sue condizioni fossero peggiorate anche in regime di detenzione domiciliare omettendo di disporre gli accertamenti di natura peritale necessari a valutare la compatibilità con il regime carcerario ed alla possibilità di cure in quell'ambito.

4.2.1 Quanto a quest'ultimo profilo, l'art. 275 c.p.p., comma 4 bis, esclude che possa essere mantenuta la misura della custodia cautelare in carcere nel caso in cui l'imputato sia affetto da una malattia particolarmente grave "per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione e comunque tali da non consentir