L’operatività della clausola di riserva nel nuovo delitto di Revenge porn - di Giulio Baffa





(A cura di Giulio Baffa)


Sommario: 1. Stalking e Revenge porn. Dal c.d. “Pacchetto sicurezza” al c.d. “Codice rosso”. – 2. La funzione della (doppia) clausola di riserva “salvo che il fatto costituisca più grave reato” e il concorso apparente di norme. – 3. La clausola di sussidiarietà e i confini “esterni” del delitto di Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. I rapporti con l’art. 612-bis c.p.


1. Stalking e Revenge porn. Dal c.d. “Pacchetto sicurezza” al c.d. “Codice rosso”.

La legge 17 luglio 2019, n. 69, all’esito dell’approvazione definitiva del discusso d.d.l. n. S. 1200 recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica o di genere” (c.d. “Codice Rosso”)i, ha introdotto, inter alia, l’art. 612-ter c.p., rubricato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, prevedendo altresì un inasprimento delle pene-base previste dal delitto di Atti persecutori e di Maltrattamenti in famiglia.

La nuova norma, salvo che il fatto costituisca più grave reato, punisce con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 a 15.000 euro, la condotta di chi, dopo averli realizzati o sottratti e senza il consenso delle persone rappresentate, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati (primo comma). Il secondo comma, configurando una modalità di realizzazione dell’offesa “alternativa” allo schema descritto dalla prima fattispecie, incrimina colui il quale, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde al fine di recare nocumento ai soggetti raffigurati.

Non può fare a meno di osservarsi che, su un terreno per molti aspetti limitrofo al delitto di Atti persecutoriii, la ratio dell’art. 612-ter c.p. vada individuata nella tutela della libertà morale, intesa nella sua accezione più ampiaiii, contro condotte intrusive e offensive della libertà di autodeterminazione dell’individuo, in un momento storico in cui appare esponenzialmente amplificato, specie da parte della comunicazione politico-mediatica, un sentimento collettivo di “paura” in riferimento al complesso fenomeno del c.d. revenge porn (o pornovendetta)iv. L’impatto emotivo ed empatico suscitato nella collettività risulta per certi versi assimilabile a quello che ha ispirato la scelta di criminalizzazione dello stalkingv, attuata attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza (c.d. “Pacchetto sicurezza”)vi: tanto l’art. 612-bis c.p., quanto l’art. 612-ter c.p. si inseriscono, infatti, nelle numerose riforme legislative di diritto penale sia sostanziale che processuale, dirette a fronteggiare la «domanda drogata di sicurezza»