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Il riequilibrio giudiziale del contratto di assicurazione con clausola claims made (Cass., 5259/21)

#2021_UN_ANNO_DI_SENTENZE

di seguito uno stralcio della pronuncia

(a cura di Ilaria Marrone)

(Cass. Civ., Sez. III, 25 febbraio 2021, n. 5259)


“Con il quarto motivo la società ricorrente deduce il vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 1322 c.c., comma 1, artt. 1418,1375, e 1362 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, impugnando la statuizione della sentenza che ha dichiarato la nullità della “clausola claims made” prevista dall’art. 5 CGC della polizza assicurativa, per “difetto di causa” e “contrarietà a norme imperative”. Sostiene la società ricorrente che il Giudice di merito ha richiamato in modo erroneo i principi enunciati in materia dal Giudice di legittimità, omettendo di considerare che, escluso che debba procedersi ad un giudizio di meritevolezza da compiersi ai sensi dell’art. 1322 c.c., comma 2, rispetto a modifiche dello schema assicurativo che non comportano alterazioni degli elementi fondamentali del “tipo” e della causa astratta, la verifica di tenuta delle modifiche apportate con le singole clausole negoziate deve allora essere condotta alla stregua della “causa concreta”, ossia della adeguatezza dei mezzi apprestati dal contratto alla soddisfazione degli interessi perseguiti dai contraenti, nonché del rispetto dei limiti imposti dalla legge (art. 1322 c.c., comma 1).

Con il quinto motivo la ricorrente censura la sentenza di appello nella parte in cui, espunta dalla polizza la clausola “claims made” ritenuta affetta da nullità, ha poi applicato al contratto assicurativo il principio della “loss occurence” ex art. 1917 c.c.. Sostiene la ricorrente che la Corte territoriale, dopo aver dichiarato nulla la clausola “claims made” ex art. 1419 c.c., ha poi del tutto illegittimamente abdicato all’onere che le incombeva di rideterminare l’assetto negoziale, eliminando lo squilibrio tra le posizioni delle parti contraenti, ed ha immotivatamente ed illogicamente applicato al contratto assicurativo il regime della “loss occurence” di cui all’art. 1917 c.c., comma 1, che le parti avevano invece, fino dall’origine, concordemente inteso escludere.

Il quarto motivo è inammissibile, mentre deve ritenersi fondato il quinto motivo.

Dopo alcuni contrasti emersi nella giurisprudenza di legittimità la questione concernente la validità della clausola “claims made” apposta nelle polizze assicurative della responsabilità civile, è stata definitivamente risolta dalle Sezioni Unite che hanno statuito il principio – massimato dal CED della Corte - secondo cui “nel contratto di assicurazione della responsabilità civile la clausola che subordina l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto, o comunque entro determinati periodi di tempo preventivamente individuati (cd. clausola “claims made” mista o impura), non è vessatoria, ma, in presenza di determinate condizioni, può essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero – ove applicabile la disciplina del D.Lgs. n. 206 del 2005 – per il fatto di determinare a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e obblighi contrattuali; la relativa valutazione va effettuata dal giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità quando congruamente motivata” (cfr. Corte Cass. Sez. U., Sentenza n. 9140 del 06/05/2016), ulteriormente specificato nella enunciazione del principio per cui “il modello di assicurazione della responsabilità civile con clausole “on claims made basis”, quale deroga convenzionale all’art. 1917 c.c., comma 1, consentita dall’art. 1932 c.c., è riconducibile al tipo dell’assicurazione contro i danni e, pertanto, non è soggetto al controllo di meritevolezza di cui all’art. 1322 c.c., comma 2, ma alla verifica, ai sensi dell’art. 1322 c.c., comma 1, della rispondenza della conformazione del tipo, operata attraverso l’adozione delle suddette clausole, ai limiti imposti dalla legge, da intendersi come l’ordinamento giuridico nella sua complessità, comprensivo delle norme di rango costituzionale e sovranazionale. Tale indagine riguarda, innanzitutto, la causa concreta del contratto – sotto il profilo della liceità e dell’adeguatezza dell’assetto sinallagmatico rispetto agli specifici interessi perseguiti dalle parti -, ma non si arresta al momento della genesi del regolamento negoziale, investendo anche la fase precontrattuale (in cui occorre verificare l’osservanza, da parte dell’impresa assicurativa, degli obblighi di informazione sul contenuto delle “claims made”) e quella dell’attuazione del rapporto (come nel caso in cui nel regolamento contrattuale “on claims made basis” vengano inserite clausole abusive), con la conseguenza che la tutela invocabile dall’assicurato può esplicarsi, in termini di effettività, su diversi piani, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili di volta in volta implicati” (cfr. Corte Cass. Sez. U., Sentenza n. 22437 del 24/09/2018).

Gli arresti indicati hanno preso atto della evoluzione della prassi di settore, che aveva ricevuto, peraltro, il crisma normativo in plurimi e recenti interventi legislativi i quali, come è stato rilevato dalle Sezioni Unite, avevano semplicemente “recuperato nel substrato della realtà materiale socioeconomica una regolamentazione giuridica pattizia già diffusa nel settore assicurativo”, che aveva preso atto della inadeguatezza, in particolare nelle ipotesi di sinistri produttivi di danni cd. “lungolatenti”, del principio della “loss occurrence” contemplato dall’art. 1917 c.c., comma 1, apportandovi le deroghe consentite dall’art. 1932 c.c. (cfr. Corte cass. SSUU n. 22437/18 cit., in motiv. pag. 21), e venendo in tal modo a ridefinire “i modi ed i limiti” stabiliti dal contratto assicurativo, attraverso una delimitazione dell’oggetto del contratto, piuttosto che attraverso la introduzione di limiti alla responsabilità dell’assicu