Sussiste il furto tentato se l'allarme e l'addetto alla vigilanza fermano il ladro (Cass., 15481/21)

(Cassazione penale sez. V, 29 marzo 2021, n.15481)

#2021_UN_ANNO_DI_SENTENZE

di seguito uno stralcio della pronuncia

(a cura di Giovanni De Bernardo)

“RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di (OMISSIS) ha confermato la condanna, pronunciata all'esito di giudizio abbreviato, di (OMISSIS) per il furto, aggravato dall'utilizzo di un mezzo fraudolento, di sedici capi di abbigliamento del valore complessivo di 1.200,56 Euro, sottratti dagli espositori di un negozio e inseriti all'interno di una borsa "schermata"; mentre, dopo aver escluso la recidiva reiterata e riconosciuto soltanto quella specifica e infraquinquennale, ha ridotto la pena a mesi cinque di reclusione ed Euro 180 di multa. (…)


CONSIDERATO IN DIRITTO

(…) 2. Il primo e secondo motivo sono fondati.

La fattispecie in rassegna si inquadra nella ipotesi del tentativo.

2.1. La condotta è pacifica: l'imputato ha prelevato sedici capi di abbigliamento dagli espositori di vendita e li ha inseriti in una borsa "schermata"; al momento del passaggio attraverso la barriera elettronica è scattato l'allarme sonoro, l'imputato è stato immediatamente fermato, all'interno dei locali dell'esercizio commerciale, dall'addetto alla vigilanza che ha effettuato un ulteriore controllo e ha rinvenuto, poi, la merce all'interno della borsa.

2.2. La Corte di appello ha riconosciuto la figura del reato consumato in forza dei seguenti rilievi:

- il caso in rassegna è "eccentrico" rispetto a quello deciso dalle Sezioni Unite n. 52117 del 17/07/2014, Prevete, Rv. 261186, che si sono occupate della diretta osservazione del fatto da parte del personale di vigilanza (pag. 4 sentenza impugnata);

- l'imputato è stato fermato dopo aver superato le "casse" nel mentre "si era diretto" verso l'uscita "nel tentativo di allontanarsi" (pag. 5), dunque ha varcato le barriere che delimitano l'area di controllo dominicale.

2.3. La decisione è errata e muove, peraltro, da una lettura parziale della sentenza delle Sezioni Unite Prevete che si sono occupate non solo del caso di azione posta in essere sotto la diretta osservazione della persona offesa o dei suoi dipendenti ma anche di quello, diverso ma equiparabile, in cui il monitoraggio della azione furtiva viene esercitato grazie ad appositi strumenti di rilevazione.

Anche nella seconda ipotesi il controllo esercitato attraverso apparati elettronici di rilevazione automatica del movimento della merce (sensori o placche antitaccheggio) ed il conseguente intervento difensivo "in continenti" impediscono che l'avviata azione delittuosa venga portata a compimento.

In questa seconda ipotesi ricade, all'evidenza, la condotta in esame, che, a differenza di quanto sostenuto dalla Corte di appello, non è affatto "eccentrica" rispetto alle statuizioni delle Sezioni Unite Prevete.

2.4. Il discrimine tra tentativo e consumazione riposa sulla considerazione che l'impossessamento postula il conseguimento della signoria del bene sottratto, intesa come piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva da parte dell'agente.

La consumazione del furto deve essere agganciata alla completa rescissione (anche se istantanea) della "signoria che sul bene esercitava il detentore, mentre, di converso, se lo sviluppo dell'azione delittuosa non abbia comportato ancora la uscita del bene dalla sfera di vigilanza e di controllo dell'offeso, si rimane allo stadio del tentativo" (…).

Nella specie il controllo esercitato attraverso gli apparati elettronici di rilevazione automatica del movimento della merce e l'intervento difensivo "in continenti" (attraverso il posizionamento di un addetto alla vigilanza all'uscita dalle barriere) hanno impedito all'agente di conseguire, anche solo momentaneamente, l'autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, non ancora uscita dalla sfera di "dominio" della persona offesa. (…)”.


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