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La nozione di “presenza” virtuale e i confini del delitto di diffamazione (Cass. pen. 13252/21)

#2021_UN_ANNO_DI_SENTENZE

di seguito uno stralcio della pronuncia

(a cura di Giulio Baffa)

(Cass. Pen., 8 aprile 2021, n. 13252)


“2.1. Il primo comma del previgente art. 594 cod. pen., puniva «chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente». Il secondo comma assoggettava alla stessa sanzione l’offesa dell’onore o del decoro arrecata «a distanza» ossia con comunicazione telegrafica o telefonica o con scritti e disegni diretti alla persona offesa. Il quarto comma contemplava, infine, un’aggravante nel caso in cui l’offesa fosse commessa in presenza di più persone. Tale aggravante, che presupponeva la presenza di più persone oltre l’offeso, non era riferibile all’ipotesi di ingiuria a distanza, considerata nel ricordato comma secondo dell’art. 594. La norma incriminatrice è stata abrogata per effetto del d. lgs. n. 7 del 2016.

Essa, tuttavia, continua a fornire un necessario parametro di riferimento nella tipizzazione del delitto di diffamazione alla luce del successivo art. 595 cod. pen. (…):

- l’offesa diretta a una persona presente costituisce sempre ingiuria, anche se sono presenti altre persone;

- l’offesa diretta a una persona “distante” costituisce ingiuria solo quando la comunicazione offensiva avviene, esclusivamente, tra autore e destinatario; se la comunicazione “a distanza” è indirizzata ad altre persone oltre all’offeso, si configura il reato di diffamazione;

- l’offesa riguardante un assente comunicata ad almeno due persone (presenti o distanti), integra sempre la diffamazione.

La Corte di cassazione ha affermato, ripetutamente, che la missiva a contenuto diffamatorio diretta all’offeso e ad altri destinatari (almeno due) configura il reato di diffamazione, stante la non contestualità del recepimento delle offese (…)”.

“2.2. È la nozione di «presenza» dell’offeso ad assurgere a criterio distintivo e tale concetto implica necessariamente la presenza fisica, in unità di tempo e di luogo, di offeso e spettatori ovvero una situazione ad essa sostanzialmente equiparabile realizzata con l’ausilio dei moderni sistemi tecnologici (audioconferenza o videoconferenza […])”.

“2.2.1. (…) Molti programmi mettono a disposizione degli utenti una variegata gamma di servizi: messaggistica istantanea (scritta o vocale), videochiamata (…). Sono state sviluppate diverse piattaforme per convocare riunioni a distanza tra un numero, anche rilevante, di persone presenti virtualmente. Le medesime piattaforme permettono di scrivere, durante la riunione, messaggi diretti a tutti i partecipanti, ovvero a uno o ad alcuni di essi (…)”

“2.2.2. (…) Rimane fermo il criterio discretivo della “presenza”, anche se “virtuale”, dell’offeso; occorre dunque ricostruire sempre l’accaduto, caso per caso: se l’offesa viene profferita nel corso di una riunione “a distanza” (o “da remoto”), tra più persone contestualmente collegate, alla quale partecipa anche l’offeso, ricorrerà l’ipotesi della ingiuria commessa alla presenza di più persone (fatto depenalizzato). (…)

Di contro, laddove vengano in rilievo comunicazioni (scritte o vocali), indirizzate all’offeso e ad altre persone non contestualmente “presenti” (in accezione estesa alla presenza “virtuale” o “da remoto”), ricorreranno i presupposti della diffamazione.

“(…)”

“2.3.1. In sostanza le e-mail non sono altro che lettere in formato elettronico recapitate dalla casella di posta del mittente a singoli destinatari, non contestualmente presenti. Deriva che nel caso (…) di invio di una e-mail, dal contenuto offensivo, destinata sia all’offeso sia ad altre persone (almeno due) è ravvisabile il delitto di cui all’art. 595 cod. pen. (…)”