PROTEZIONE INTERNAZIONALE: RICONOSCIUTA PER GRAVI CONDIZIONI DI DEGRADO AMBIENTALE

Aggiornamento: 30 mar 2021

#2021_UN_ANNO_DI_SENTENZE

di seguito uno stralcio della pronuncia

(a cura di Ilaria Marrone)

(Cass. Civ., Sez. II, 24 febbraio 2021, ord. n. 5022)


“Inoltre, il giudice di merito non ha in alcun modo considerato il contesto di dissesto ambientale e insicurezza diffusa ai fini della concessione della protezione umanitaria.

Sul punto, va osservato che il tema del disastro ambientale e climatico è stato affrontato, a livello internazionale, dal Comitato delle Nazioni Unite nell'ambito della decisione del ricorso avanzato da … (caso n. 2727/2016, decisione del 24 ottobre 2019) (…).

II ricorrente lamentava, in particolare, l'estrema instabilità ed incertezza delle sue condizioni di vita e proponeva un paragone tra la sua condizione e quella del migrante in fuga dalla guerra, posto che l'aumento del livello del mare aveva eroso l'area abitabile dell'isola, causato un aumento della densità di popolazione per chilometro quadrato, con conseguente scarsità delle risorse naturali (in primis, dell'acqua dolce, a causa dell'infiltrazione di acqua salata nelle falde e nei terreni) e creato quindi tensioni sociali prima inesistenti.

Il Comitato ONU, adito dal … all'esito dell'esaurimento dei ricorsi interni al diritto neozelandese (Stato nel quale egli aveva chiesto asilo), pur rigettando la domanda a causa della mancata dimostrazione, da parte del richiedente, dell'effettivo ed imminente pericolo di sommersione dell'isola dalla quale egli proveniva, ha affermato il principio per cui gli Stati hanno l’obbligo di assicurare e garantire il diritto alla vita delle persone, e che tale diritto si estende anche alle minacce ragionevolmente prevedibili e alle situazioni potenzialmente letali che possono comportare la perdita della vita o comunque un sostanziale peggioramento delle condizioni dell'esistenza, inclusi il degrado ambientale, i cambiamenti climatici e lo sviluppo insostenibile, che costituiscono alcune delle minacce più gravi ed urgenti alla vita delle generazioni presenti e future (cfr. punto 9.4 della decisione) e che possono influire negativamente sul benessere di un individuo e causare, pertanto, una violazione del suo diritto alla vita (cfr. punto 9.5).

In particolare, il Comitato ONU ha ritenuto che il principio generale del non refoulement, che vieta il rimpatrio di un richiedente asilo in un contesto territoriale in cui ci siano sostanziali rischi di danno irreparabile alla sua incolumità personale o a quella dei suoi familiari, si applica a tutte le condizioni di pericolo, poiché il diritto individuale alla vita comprende anche quello ad una esistenza dignitosa e alla libertà da ogni atto od omissione che possa causare una innaturale o prematura scomparsa della persona umana.

Gli Stati, di conseguenza, sono vincolati ad assicurare agli individui condizioni di vita che rendano possibile la piena esplicazione del diritto alla vita, nella sua ampia declinazione, anche a prescinder