Accesso civico e accesso agli atti: chiarimenti sulla sentenza del CdS 10/2020 - di Virginia Galasso






(A cura di Virginia Galasso)


Con la sentenza n. 10 del 2.04.2020, a distanza di quattro anni dall’ultima pronuncia in materia, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato torna ad occuparsi dell’accesso ai dati e ai documenti amministrativi, in un quadro normativo, nel frattempo, completamente mutato.

Innanzitutto, individuiamo i tre principi di diritto enunciati nella sentenza de qua:

<< a) la pubblica amministrazione ha il potere-dovere di esaminare l’istanza di accesso agli atti e ai documenti pubblici, formulata in modo generico o cumulativo dal richiedente senza riferimento ad una specifica disciplina, anche alla stregua della disciplina dell’accesso civico generalizzato, a meno che l’interessato non abbia inteso fare esclusivo, inequivocabile, riferimento alla disciplina dell’accesso documentale, nel qual caso essa dovrà esaminare l’istanza solo con specifico riferimento ai profili della l. n. 241 del 1990, senza che il giudice amministrativo, adìto ai sensi dell’art. 116 c.p.a., possa mutare il titolo dell’accesso, definito dall’originaria istanza e dal conseguente diniego adottato dalla pubblica amministrazione all’esito del procedimento; >>;

<< b) è ravvisabile un interesse concreto e attuale, ai sensi dell’art. 22 della l. n. 241 del 1990, e una conseguente legittimazione, ad avere accesso agli atti della fase esecutiva di un contratto pubblico da parte di un concorrente alla gara, in relazione a vicende che potrebbero condurre alla risoluzione per inadempimento dell’aggiudicatario e quindi allo scorrimento della graduatoria o alla riedizione della gara, purché tale istanza non si traduca in una generica volontà da parte del terzo istante di verificare il corretto svolgimento del rapporto contrattuale; >>;

<< c) la disciplina dell’accesso civico generalizzato, fermi i divieti temporanei e/o assoluti di cui all’art. 53 del d. lgs. n. 50 del 2016, è applicabile anche agli atti delle procedure di gara e, in particolare, all’esecuzione dei contratti pubblici, non ostandovi in senso assoluto l’eccezione del comma 3 dell’art. 5-bis del d. lgs. n. 33 del 2013 in combinato disposto con l’art. 53 e con le previsioni della l. n. 241 del 1990, che non esenta in toto la materia dall’accesso civico generalizzato, ma resta ferma la verifica della compatibilità dell’accesso con le eccezioni relative di cui all’art. 5-bis, comma 1 e 2, a tutela degli interessi-limite, pubblici e privati, previsti da tale disposizione, nel bilanciamento tra il valore della trasparenza e quello della riservatezza. >>.

In particolare, nel presente contributo analizzeremo il primo dei tre principi enunciati dall’Adunanza Plenaria concernente la corretta qualificazione dell’istanza di accesso.

La P.A. ha, anzitutto, il compito di qualificare l’istanza di parte, al fine di individuare il tipo di procedimento attivato.

Invero, sul piano pratico, qualificare erroneamente l’istanza potrebbe condurre la Pubblica amministrazione ad applicare norme non conferenti al caso concreto, pregiudicando, la legittimità del provvedimento conclusivo del procedimento.