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Tanto tuonò che piovve (a proposito del DPCM 10 aprile 2020) - di Andrea R. Castaldo





Se strizzi l’occhio, a prima vista è difficile dire se è un ammiccamento o un corpo estraneo fastidioso. Ma in Italia non puoi sbagliare, vale il primo. L’ultimo (al momento, a giorni sarà il penultimo) DPCM è un simpatico esempio. Le parole sono pietre e il lockdown impietoso: tutti a casa, tranne i casi (parafrasando i decreti legge) di necessità e urgenza. Ma inforcando gli occhiali e leggendo attentamente (a proposito, ma perché si aprono sempre con visto, visto... e non letto, letto...) le eccezioni fioccano. 

Così andrò a comprare il quotidiano all’edicola, le sigarette dal tabaccaio, l’almanacco topolino in libreria, il bermuda che fa tendenza per il bimbo. Magari andando e tornando a casa per non caricarmi troppo di pesi. E per sacrosante ragioni di igiene, dopo, porterò in lavanderia gli abiti indossati.

Ah, dimenticavo: tra i codici Ateco rientrano i vivaisti, per cui già che ci sono un ficus in auto ci sta. 

Mi chiedo il povero gendarme controllore che farà di quella sbandierata necessità. Nessun problema, sarà sufficiente strizzare l’occhio. L'editoriale a cura di Avv. Prof. Andrea R. Castaldo Ordinario di Diritto Penale - Università degli Studi di Salerno

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