A proposito del rinnovo della licenza di porto di pistola per difesa personale -di Cosimo Gambadauro





Consiglio di Stato, Sez. III, 28 aprile 2020, n. 2722.


Concessioni e autorizzazioni amministrative: rinnovo licenza di porto di pistola per difesa personale

Rigetto. Art. 42 TULPS: “dimostrato bisogno” di andare armati. Orientamento confermato.



Con recente sentenza n. 2722, pubblicata il 28 aprile ultimo scorso, il Consiglio di Stato, Sezione III, si è occupato della sussistenza del requisito del “dimostrato bisogno” ex art. 42 TULPS, con riferimento ad un caso di specie in cui la richiesta di rinnovo di porto di pistola per difesa personale era stata formulata da un cittadino che ne era titolare da circa 30 anni.

Nell’ambito del nostro ordinamento giuridico, vige il generale divieto di andare armati ai sensi dell’art. 699 cod. pen., reato in cui l'offesa consiste nella messa in pericolo del bene giuridico, con conseguente anticipazione della tutela penale a prescindere dal verificarsi di un danno.

Il “Porto abusivo di armi” di cui all’art. 699 cod. pen. fonda il suo presupposto, pertanto, nell’assenza di speciale autorizzazione ex art. 42 TULPS, il quale attribuisce al questore la facoltà di dare licenza per porto d'armi lunghe da fuoco e al prefetto la facoltà di concedere, in caso di dimostrato bisogno, licenza di portare rivoltelle o pistole di qualunque misura o bastoni animati la cui lama non abbia una lunghezza inferiore a centimetri 65.

E ciò ferme restando alcune tipologie di armi per cui non è ammessa licenza (le c.d. armi bianche, la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona), punite dal secondo comma dell’art. 699 c.p., e le armi improprie, le quali, salve autorizzazioni, non possono essere portate, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa ai sensi dell’art. 4 legge 110/1975.

Il bene giuridico tutelato dalla superiore fattispecie contravvenzionale è costituito dall’ordine pubblico e dagli interessi generali dello Stato di controllare le armi sul territorio. Bene, rispetto al quale, la possibilità del cittadino di detenere armi, a seguito di apposito rilascio di licenza, si configura come una mera facoltà, una eccezione al generale divieto, non potendo ravvisarsi in materia un diritto soggettivo nemmeno ove sussistano delle concrete minacce alla persona, essendo l’uso della forza una prerogativa statuale.

Al porto d’arma per difesa personale, quindi, corrisponde una posizione soggettiva identificabile nell’interesse legittimo e giammai nel diritto assoluto, con correlato potere discrezionale dell’amministrazione di valutare quanto addotto dal richiedente in merito al “dimostrato bisogno” di andare armati a tutela della propria incolumità personale.

Ebbene, a seguito di apposita direttiva del Ministero dell’Interno, dipartimento di Pubblica sicurezza, con la quale alcuni anni orsono sono stat