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OSSERVATORIO CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO

Aggiornato il: 14 ott 2020


@ Image credits: Council of Europe




(A cura di Emanuele Sylos Labini)



Nell'ottica di sviluppare un contenuto che possa essere di ausilio per studiosi e professionisti, a partire dal mese di ottobre 2020, verrà pubblicato con cadenza regolare l'Osservatorio sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la cui influenza diretta sugli orientamenti degli ordinamenti nazionali pare destinata sempre più ad aumentare.

La rubrica contiene una rassegna di stralci di pronunce accuratamente selezionate secondo la rilevanza delle questioni trattate, corredate da un breve riferimento alla massima, nonché all'indicazione dell'articolo della Convenzione violato.

Per i casi che non riguardano il nostro ordinamento, in assenza di una traduzione ufficiale in lingua italiana, si è preferito procedere ad un breve riassunto della quaestio in analisi, a cui segue il riferimento diretto al link ove è presente la pronuncia in lingua inglese.




Suicidio del detenuto: la negligenza delle autorità integra violazione dell’art. 2 CEDU.


Corte EDU, 4 giugno 2020, Ricorso n. 50988/13, Citraro e Molino c. Italia

(traduzione a cura del Ministero della Giustizia)


Massima

Lo Stato che non adotti misure adeguate a prevenire il rischio concreto ed immediato che un detenuto attenti alla propria vita viola gli obblighi derivanti dall’art. 2 CEDU.


Caso

«[…] 69. La Corte rammenta che, nella presente causa, lo Stato è responsabile dal punto di vista dell’articolo 2 della Convenzione in quanto tale disposizione obbliga lo Stato […] anche ad adottare le misure necessarie per la protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione […].

70. Essa rammenta inoltre […] che l’obbligo per le autorità di proteggere la vita di una persona privata della libertà sussiste dal momento in cui queste ultime sapevano o avrebbero dovuto sapere che vi era un rischio reale e immediato che la persona interessata attentasse alla propria vita. Per caratterizzare una inosservanza di tale obbligo, è necessario poi dimostrare che le autorità hanno omesso di adottare, nell’ambito dei loro poteri, le misure che, da un punto di vista ragionevole, avrebbero senza dubbio protetto l’interessato da tale rischio.

71. Per quanto riguarda l’accertamento dei fatti inerente alla questione se le autorità fossero al corrente dell’esistenza di un rischio reale e immediato per la vita dell’individuo interessato o avrebbero dovuto esserlo, la Corte dovrà tenere conto di un certo numero di fattori […], in particolare i precedenti disturbi psichici e la gravità della malattia da cui è affetto l’interessato, la commissione di atti di autolesionismo e di tentativi di suicidio, i gesti e pensieri suicidi e i segnali di malessere fisico o psichico.

[…] 76. […] la Corte è convinta che le autorità fossero a conoscenza che vi era un rischio reale e immediato che (OMISSIS) potesse commettere degli atti di autoaggressione e attentare in maniera fatale alla propria vita.