Riflessioni in materia di sicurezza alimentare. Risk regulation, Ogm e Novel Food

Il presente elaborato mira ad approfondire, seppur brevemente, l’attuale legislazione in materia di sicurezza e qualità dei prodotti agro-alimentari, sempre più orientata alla ricerca del difficile contemperamento della libera circolazione degli alimenti con la tutela della salute umana e animale.

Se, da un lato, i produttori alimentari sono sempre più spinti verso una maggiore attenzione alla cura dell’intero percorso dell’alimento, attraverso la c.d. “tracciabilità di filiera”, dall’altro accresce nei consumatori l’incertezza sulla qualità degli alimenti immessi nel commercio, dettata anche dal timore e dalla diffidenza nei confronti dei prodotti c.d. non convenzionali, risultato dello sviluppo tecnologico.

L’ormai diffusa convinzione di vivere in una “società del rischio” impone di esaminare l’approccio precauzionale adottato dal legislatore europeo con il Reg. (CE) n. 178/2002, nonché la controversa interazione tra scienza e diritto nell’analisi del rischio (c.d. risk regulation).

Scopo primario e tanto auspicato dagli esperti, infatti, è pervenire ad un giudizio di adeguatezza ed efficacia pratica di tali forme di tutela principalmente basate su un rimedio di tipo non successivo, bensì preventivo del danno; forme che trovano esacerbazione con particolare riferimento alla produzione e circolazione di organismi geneticamente modificati (OGM) e all’autorizzazione di nuovi alimenti (c.d. Novel Food).

Proprio sulle implicazioni di tali prodotti nel mercato globale sarebbe opportuno riflettere e argomentare, onde valutare l’ammissibilità di una regolamentazione unitaria e accentrata in grado di disciplinare le modalità di coesistenza fra tali prodotti e quelli tradizionali.

L’incertezza sulla sicurezza dei prodotti alimentari, generata dai progressi scientifici ed, in particolare, dall’impiego delle più moderne tecniche dell’ingegneria genetica, ha sollecitato, negli ultimi anni, l’affermarsi di una giuridificazione del settore alimentare sempre più orientata verso un approccio etico e attento alla cura dell’intero percorso dell’alimento 1(dalla produzione alla conservazione, trasformazione e distribuzione, mediante la cd. “tracciabilità di filiera”) e al rispetto della qualità e della trasparenza nelle dinamiche commerciali (etichettatura e obblighi informativi).

La “sicurezza alimentare” viene intesa non più soltanto come strumento di risoluzione del problema della sperequazione alimentare, tanto presente nelle società più evolute, bensì di tutela dei consumatori dai rischi derivanti dall’immissione in commercio di prodotti alimentari difettosi o non sicuri o anche (a costi minori) di alimenti “non convenzionali”, sostitutivi di quelli tradizionali (poiché considerati “sostanzialmente equivalenti”), come gli OGM e i Novel Foods2, di cui si tratterà meglio nel corso della trattazione.

I progressi tecno-scientifici fanno sì che il diritto, per definizione chiamato a regolare gli aspetti del vivere comune, si adegui costantemente alla scienza3e ciò accade, in particolare, nel contesto dell’Unione Europea, laddove le applicazioni scientifiche finiscono col condizionare il processo decisionale e politico, diretto alla regolazione di quei settori in cui il rischio assume un ruolo significativo.

Nel campo della sicurezza alimentare si assiste, da un lato, ad un’innovazione giuridica attraverso l’introduzione di moduli operativi e strumenti innovativi, prima sconosciuti agli ordinamenti nazionali ( si pensi, come già anticipato, alla normativa in materia di organismi geneticamente modificati o a quella dei Novel Food); dall’altro, ad una tendenza protezionistica perennemente in bilico fra tutela contro i rischi alimentari e libera circolazione delle merci, la quale rappresenta uno dei pilastri del mercato unico, nonché il nucleo di sviluppo dell’Unione Europea.

Su tale ultimo aspetto si osserva, infatti, che gli alimenti sono considerati a tutti gli effetti beni suscettibili di valutazione economica riconducibili al concetto di “merce”4e sono, pertanto, sottoposti alle disposizioni del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea sulla libera circolazione delle merci (artt. 28-44) e sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri (artt. 114-118).

La prima legge quadro del diritto alimentare riferita espressamente alla food safety è costituita dal Reg. (CE) n. 178/2002 del Parlamento Europeo e del Consiglio che ha istituito l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare5, la quale fissa le procedure relative alle precauzioni da adottare nella produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari., insieme ai regolamenti 04/852, 04/853 e 04/854 (quest’ultimo abrogato con effetto dal 14 dicembre 2019 dal regolamento (UE) 2017/625).

Detto Regolamento prevede l’obbligo, in capo ai produttori e ai distributori dei prodotti alimentari, di immettere sul mercato prodotti conformi a predeterminati standards di sicurezza e detta regole puntuali relative all’analisi del rischio (art.6), al principio di precauzione (art. 7), alla tutela degli interessi dei consumatori (art. 8), alla trasparenza nell’elaborazione della legislazione alimentare (art. 9) all’informazione del consumatore (art. 10), agli obblighi di sicurezza per gli operatori del settore (artt. 11-20) e alle procedure relative alle situazioni di emergenza alimentare (50-57).